Parliamo del Priorato dell'albero delle arance!

 

Genere: Epic Fantasy

Editore: Mondadori Oscar Vault presso la sua collana Oscar Fantastica

Traduzione: Benedetta Gallo

Costo di copertina: 26€

Pagine: 799

Premi: Nomination alla Lambda Literary Awards 2019, Nomination Goodreads Choice Award 2019, entrambe per il genere Fantasy.

Copertina rigida

 

Dunque, partiamo dal principio: è un buon libro?

Secondo Sweeney “capisci di aver letto un buon libro quando giri l’ultima pagina e ti senti come se avessi perso un amico”, ebbene, io finendo questo libro ne ho persi molti di amici… Mi mancherà la regina Sabran con le sue responsabilità e paure; mi mancherà Ead, così forte, alla mercé di una corte spietata; mi mancheranno Loth e sua sorella Margareth, inseparabili fratelli spinti a uscire dal loro guscio di sicurezza per affrontare difficoltà che mai avevano pensato di dover affrontare; mi mancherà Niclas, col suo carico di ricordi e dolori; mi mancherà l’orgogliosa Tanè, così forte ma allo stesso tempo così fragile…

Quello in cui i protagonisti sono catapultati è a tutti gli effetti un mondo fantastico molto ben caratterizzato, sorretto da solide fondamenta di credenze mitiche, di religioni che, oltre a governare azioni e morali di donne e uomini, assolvono una vera e propria funzione di collante per i popoli.

L’opera è altalenante, a pagine e pagine interamente descrittive di stati d’animo, pensieri, ossessioni e paure dei personaggi, che scorrono in maniera lenta e godibile; seguono, come arrivati in cima a delle montagne russe, scene veloci di azione pura, di ansia e paura, come se ad un tratto potesse bastare un sassolino sotto lo zoccolo del cavallo a disarcionare il cavaliere in carica pronto ad atterrare l’acerrimo nemico; in questo senso, ho trovato la scrittrice brava a rendere questi passaggi mai banali, emozionanti, ricchi di pathos ed energia.

La visione dei personaggi è particolarmente interessante, non sono i classici protagonisti esenti da errori, invincibili; loro sbagliano, sono in balìa della natura e degli avvenimenti e non sono in grado di controllare quel che succede accanto a loro, sono vivi, genuini, veri. Interessante è la loro dimensione interna, quella dello sbaglio e della redenzione, della paura e del dover scontrarsi coi propri demoni interiori, con le proprie angosce e paure. I personaggi, quindi, sono mossi, oltre che dal senso del dovere, anche dalla voglia di redenzione – ad un’attenta analisi i personaggi risultano essere dei sottoposti a cui viene affidato un compito che nemmeno loro credono di poter affrontare –; d'altronde, dopo aver commesso errori stupidi, magari di valutazione, chi non vorrebbe affrontare mari e monti per porvi rimedio? Interessante tematica è anche quella della vendetta: cercare quindi la redenzione vendicandosi di chi si è fatto portatore di ingiustizie e miserie.

Altro argomento chiave per capire i personaggi è l’amore che provano e gli affetti dai quali si circondano, l’amore è in questo caso tutto fuorché platonico, non è un amore alla Beren e Lúthien - citando il maestro -, è un amore carnale, passionale, condito da relazioni omoerotiche e consumato segretamente col tacito consenso del partner, in una società poi, quella del libro, dove cose del genere si devono per forza tenere nascoste pena il pubblico ludibrio, e tutto questo non fa che rendere la narrazione ancor più intrigante, ai più voyeuristi sembrerà di guardare attraverso lo spioncino di una porta con il segreto consenso dell’autrice ma con la promessa di mantenere per sé quel meraviglioso, intimo e indimenticabile momento.

A onore del vero soltanto una cosa mi ha fatto storcere il naso, il tema del viaggio, in ogni fantasy che si rispetti il viaggio occupa la posizione principe, centrale, è visto come un’opportunità di accrescimento, tramite il viaggio - a causa di imprevisti e deviazioni di percorso - il personaggio supera ostacoli interni ed esterni, è come se al viaggio vero e proprio si accompagnasse un viaggio interiore di automiglioramento, di evoluzione; qui invece il viaggio serve solo a portarti dal punto A al punto B - non sempre in maniera lineare – e con qualche piccolo accenno di “momento di riflessione”. Un solo personaggio, già oltre la metà del libro, entra a capofitto in una “situazione di viaggio”, ma ho avuto l’impressione che l’ambiente in cui si trova catapultato sia statico, non in continuo movimento e mutamento come d'altronde ci si aspetterebbe da un viaggio.

Devo ammettere che, nonostante la poca attenzione a quest’ultima tematica, l’opera risulta ben poggiante su buone basi, con personaggi caratterizzati attraverso gli affetti che perdono, le ingiustizie che subiscono e le vittorie che anelano.

La fattura dell’opera è incredibile, la sovra copertina è meravigliosa, come l’interno, la copertina in cartonato duro tipo tessuto è molto bella e le pagine, così porose e spesse, danno proprio piacere nell’essere sfogliate.

Questo libro mi è piaciuto molto, l’ho finito col sorriso e ho poi avuto la consapevolezza di aver riposto sullo scaffale una buona lettura.

In conclusione, c’è da specificare che si tratta di un’opera autoconclusiva, quindi, al contrario di come spesso accade nella letteratura di questo genere, questo non è il primo volume di tanti che seguiranno, anche se alla fine viene quasi da chiedersi se l’autrice l’avesse spalmato quest’opera su più uscite cosa  sarebbe uscito, magari dando più attenzioni a determinati personaggi ed eventi, ma forse è meglio così, rimane un libro godibile, senza le pretese di essere un capolavoro, è un buon passatempo, da leggere magari per spezzare qualche saga o concedersi un bel viaggio.







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